Visit Lulu.com Italia
Support independent publishing: Buy this book on Lulu.></a>

<!DOCTYPE html PUBLIC cristinatrivulzioarchinto | Il Cannocchiale blog
.

cristinatrivulzioarchinto
CULTURA
28 gennaio 2010
Nuove ricerche sulle figura di Cristina Archinto Trivulzio



permalink | inviato da Cristina Contilli il 28/1/2010 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CULTURA
10 marzo 2008
Cristina Archinto Trivulzio Poesie scelte Terza edizioneCristina Archinto Trivulzio Poesie scelte Terza edizione (book)
 
Cristina Archinto Trivulzio Poesie scelte Terza edizione

Cristina Archinto Trivulzio Poesie scelte Terza edizione (book)

Stampa: €5.38

Scarica: €1.25

Silvio Pellico ha avuto nei due anni precedenti all'arresto due storie d'amore contrastate ed appassionanti, la prima con la marchesina milanese Cristina Trivulzio (Milano 1799-1852, sposata dal 1819 con il conte Giuseppe Archinto), la seconda con l'attrice Teresa (Gegia) Marchionni (Firenze 1785-Torino 1879). Cristina era un'apprezzata musicista, ma amava anche comporre brevi poesie a carattere autobiografico, come dimostra la raccolta di versi d'amore che pubblicò a Torino nel 1847, da cui sono tratti i testi scelti per questa edizione. In appendice: la Milano di Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio, attraverso una carrellata di quadri e stampe dell'epoca.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Amore Risorgimento Poesie

permalink | inviato da Cristina Contilli il 10/3/2008 alle 18:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 marzo 2008
La Torino di Silvio Pellico
Palazzo Barolo, dove Silvio Pellico è vissuto dalla morte dei genitori, nel 1838, fino alla fine della propria vita, tranne una breve parentesi (nel periodo 1847-1852).



Lo scalone del palazzo



L'interno



L'ingresso



Il Santuario della Consolata dove Silvio Pellico andava a messa in una stampa dell'Ottocento



permalink | inviato da Cristina Contilli il 4/3/2008 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 marzo 2008
La Milano di Silvio Pellico

 
Giovanni Migliara, cortile di un palazzo milanese.



Cristina Trivulzio era figlia della contessa Beatrice Serbelloni. Presso la famiglia Serbelloni, nel '700, aveva lavorato come precettore, lo scrittore Giuseppe Parini.

Immagine:XIX century print, Piazza della Scala, Milano.jpg

Il teatro alla Scala che Pellico frequentava grazie all'amico Ludovico di Breme che lo ospitava nel suo palco, come racconta Stendhal nel "Viaggio in Italia".




Il duomo di Milano, in cui Silvio Pellico andava con Ugo Foscolo, come l'autore racconta nella cantica "Le Chiese".

CONTINUA...




permalink | inviato da Cristina Contilli il 2/3/2008 alle 11:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CULTURA
1 marzo 2008
I luoghi dell'amore di Silvio Pellico e Cristina Trivulzio



VILLA BALBIANELLO IN UN QUADRO DELL'OTTOCENTO

Nata come abitazione della nobile famiglia dei Giovio, la villa del Balbianello fu acquistata, nel 1787, dal cardinale Angelo Maria Durini insieme al terreno su cui sorge, un promontorio a picco sul lago di Como detto "Dosso di Lavedo". Quasi di fronte a Bellagio, la villa offre un colpo d'occhio di tale fascino che fu immortalato da schiere di pittori e incisori di vedute lariane. Il cardinale, attratto dall'incomparabile vista, fece costruire un elegante loggiato affiancato da due saloni, una biblioteca e la sala della musica. Nel XIX secolo Luigi Porro Lambertenghi, patriota milanese antiaustriaco, divenne il nuovo proprietario e ospitò fra i tanti anche Silvio Pellico, in qualità di precettore dei suoi figli.
Costanza Anna Luisa Trotti Arconati donna forte di spirito, intelligente e colta, moglie del successivo proprietario, il marchese Giuseppe Arconati Visconti, vi ospitò Berchet, Giusti e Manzoni. Nel 1919 fu degli americani Ames e nel 1974 del conte Guido Monzino. Oggi si presenta nella veste conferitagli dall'ultimo proprietario peraltro esploratore, che l'ha lasciata in eredità al FAI nel 1988. (DAL SITO DEL COMUNE DI COMO)



Milano nell'800.




permalink | inviato da Cristina Contilli il 1/3/2008 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
23 febbraio 2008
Cristina Archinto Trivulzio (Milano 1799-1852) - Poesie

Cristina Archinto Trivulzio Poesie scelte Seconda edizione di Cristina Contilli (Libro) in Saggistica 

Silvio Pellico ha avuto nei due anni precedenti all'arresto due storie d'amore contrastate ed appassionanti, la prima con la marchesina milanese Cristina Trivulzio (Milano 1799-1852, sposata dal 1819 con il conte Giuseppe Archinto), la seconda con l'attrice Teresa (Gegia) Marchionni (Firenze 1785-Torino 1879). Cristina era un'apprezzata musicista, ma amava anche comporre brevi poesie a carattere autobiografico, come dimostra la raccolta di versi d'amore che pubblicò a Torino nel 1847, da cui sono tratti i testi scelti per questa edizione. In appendice due poesie d'amore di Cristina in rima che dimostrano la sua adesione ai canoni della poesia romantica contemporanea.

La notte. Elegia

Dolce è la notte, perduta nel sogno

Incantato dell’Amore.

Dolce è la mia notte, perduta

Ancora nella memoria del passato.


Notte di novelli sogni. Madrigale.

Conforterò le tue notti

Allontanerò il buio che

Ancora avviluppa il sonno.


Svaniranno gli incubi

E i ricordi antichi che

Ancora tormentano


Il tuo animo e avremo

Notti limpide e chiare


Notti di baci, d’amplessi

E di novelli sogni.


Un dolce suono. Madrigale.

Ebbe sempre un dolce suono

Il tuo nome nelle ore

Dell’attesa e del ricordo.


Eri unico e appassionato

Pensiero: fonte di gioie

E malinconie, a stento


Celate ed or che non

Nascondo più il mio amore


Sono di baci e

Carezze impaziente.



Strade impervie

Io non fui mai felice,

Se non per quelle strade

Impervie che il mio animo

Percorse colla passione

Di coloro che amano

Ma pochi furo i nomi

Che ebbe per me l’amore

Ed ora ha un nome solo

Un nome che la bocca

Pronuncia ancora colla

Trepidazione e colla


Gioia che tu mi sai

Donare e che conservo

Come un dono prezioso.


APPENDICE ALLA SECONDA EDIZIONE:

Tra le poesie di Cristina Trivulzio avevo scelto per la prima edizione quelle più innovative, in metrica, ma senza rima, però, nella raccolta del 1847, ci sono anche due poesie più tradizionali in rima, che vengono inserite in questa nuova edizione, per dare un’idea più ampia e più completa della sua produzione artistica.

DESIO PROFONDO. MADRIGALE

Desio profondo di pace

Di notte ove tutto tace

Ove l’anima quieta attende


Un bacio e non pretende

Altra consolazione e solo

Chiede amore e solo


Sogna che sconfitta

Sia l’attesa, sconfitta


La dura lontananza

Che gli amanti separa.


LA PARTENZA. MADRIGALE

L’alba era chiara

Quando partii e cara

Mi era la città che lasciai,


Ma mi attendeva l’amore

A lungo sognato e il cuore

Mi tremava nel petto e piansi


Lacrime di gioia e di speranza

E colle mani bagnate accarezzai


Infine il tuo viso e baciai

I tuoi limpidi occhi.




permalink | inviato da Cristina Contilli il 23/2/2008 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
CULTURA
22 febbraio 2008
Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio

Nell’estate del 1819 Silvio Pellico confida all’amico Ferdinando Rossi di Vandorno di essersi innamorato di una marchesina Trivulzio di vent’anni “d’un cuore tutto schiettezza e soavi sentimenti.” E aggiunge sempre nella stessa lettera (datata 20 agosto 1819): “Non voglio più amare – se posso. – Disgraziatamente v’è quella compagna delle passeggiate mie solitarie, quella fanciulla di 20 anni, quella che mi porgeva il latte, dopo averlo libato colle sue labbra – la sua immagine è qui, profondamente scolpita; ma no, non sarà amore. Non abbiamo proferito altro nome che quello di amicizia. – Il pericolo era passato, tutta la brigata s’era sciolta; io era venuto via da Balbianino; stavamo qui alla Cascina, Porro ed io – quand’ecco una sera – eravamo mezzi addormentati sopra un sofà – compariscono dei cappellini – tre donne; la madre e le due figlie (La contessa Beatrice Serbelloni Trivulzio con le due figlie: Cristina e Rosina, nate ad un solo anno di distanza, la prima nel 1799, la seconda nel 1798. Le due sorelle e si sposeranno insieme il 7 novembre 1819, la prima con il conte Giuseppe Archinto, la seconda con il conte Giuseppe Poldi Pezzoli) – io balzai come un innamorato di 15 anni.”

Che la marchesina della lettera sia Cristina l’ho dedotto da due elementi: dalle genealogie delle famiglie nobili milanesi risulta che Cristina Archinto Trivulzio era l’unica “marchesina Trivulzio” che nel 1819 aveva vent’anni, essendo nata nel febbraio del 1799 a Milano, l’unico dubbio poteva essere tra lei e la sorella Rosina, ma Pellico non la nomina mai nelle lettere, mentre, nel 1836, scrive in una lettera, indirizzata al conte Luigi Porro: “Qui nello stesso albergo ov’è Giulio sono gli Archinto e jeri ho riveduto la contessa Cristina ch’è sempre buona, schietta e naturale come quando era ragazza. Ed essa non è di que’ Milanesi che hanno paura di dispiacere all’Austria se mi vedono. Debbo pur dire che di que’ paurosi ve ne sono pochi. Infinite sono le dimostrazioni di stima che apertamente mi si fanno dagli antichi conoscenti.”

Il che fa pensare che fosse stata Cristina di passaggio a Torino ad inviargli un biglietto, perchè desiderava rivederlo, visto che probabilmente non si vedevano più dal 1820, l’anno in cui Pellico era stato arrestato. Pellico chiamava sempre nelle lettere Giulia Falletti di Barolo, nella cui casa ha lavorato per tanti anni, la marchesa di Barolo, mentre in questa lettera chiama Cristina per nome, il che fa pensare ad una certa confidenza tra loro due, anche se in una lettera del 1843, indirizzata sempre al conte Porro, Pellico sembra ristabilire in un certo senso le distanze, scrivendo: “Piacciavi di ricordarmi alla Contessa Archinto e alle altre indulgenti persone che mi conservano qualche benevolenza.

Nel novembre del 1819 Cristina Trivulzio sposa il conte milanese Giuseppe Archinto che lo storico Raffaello Barbiera descrive come un marito innamorato, ma dal carattere geloso e possessivo. Il componimento per il matrimonio viene scritto da Vincenzo Monti e si intitola: “Il ritorno d’amore al cespuglio delle quattro rose”



Cristina Archinto Trivulzio in un ritratto del 1824.

Il conte Giuseppe Archinto era stato allievo del musicista Alessandro Rolla ed era un apprezzato violinista. Anche Cristina era un’apprezzata musicista e in un ritratto del 1824 si fa raffigurare insieme al figlio Luigi accanto alla propria arpa. Nella Biblioteca del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano sono conservate due composizioni dedicate da Alessandro Rolla a Cristina Archinto Trivulzio. (1) N.o 2 Waltz di Aless.o Rolla Dedicati alla Nobile Madamigella D.na Cristina Triulzi - Castano 1819; 2) Picciolo Scherzo Campestre per Viola e Violino Dedicato al giorno onomastico di Sua Ecc.za La Sig.ra Contessa Archinto, Nata Triulsi da Alessandro Rolla a Omate 24 Luglio 1822).



Silvio Pellico in un ritratto del 1820.

A Cristina sono dedicati alcuni versi contenuti in una cantica, intitolata “Le Chiese”, in cui il Pellico ricorda una donna che aveva la possibilità di incontrare in una chiesa di Milano: “E in talun di quegli alberghi santi / Una donna io vedea ch’erami stella; / E a lei movendo i guardi miei tremanti, / S’umiliava mia ragion rubella / Mi parea ch’a me un angiolo davanti / Stesse per me pregando, e allora in quella / Amica del Signor ponendo io speme / “Ah, sì, diceva in ciel vivremo insieme!”

Cristina e il marito erano uniti dalla passione per la musica, ma anche dall’amore per le cose belle, come dimostra la casa che fecero costruire insieme nel centro di Milano. (http://www.convitti-nazionali.net/setti_carraro/Archinto.htm)



Palazzo Archinto a Milano.

Nel 1847 Cristina pubblica a Torino
una raccolta che contiene dieci componimenti e si intitola “Poesie inedite”. Si tratta di una raccolta che è un breve canzoniere d’amore e che, sia per lo stile sia per il contenuto, appare come una pubblicazione legata ad una circostanza particolare che l’autrice vuole celebrare nelle proprie poesie.

Pellico, dopo l´uscita dal carcere, ha sempre tenuto un comportamento molto controllato e, nonostante questo suo atteggiamento serio e, nonostante il fatto che, a causa dei problemi di salute, di cui soffriva, facesse poca vita mondana, suscitò lo stesso le simpatie di due signorine inglesi, una madamigella Churchill che ha vissuto un periodo a casa della Barolo e che poi si è trasferita a Firenze (Pellico ne parla in una lettera a Quirina Mocenni Magiotti) e la poetessa inglese Luisa Boyle.

A Torino giravano però voci su un possibile matrimonio tra Pellico e la Barolo, la notizia venne anche riportata da un giornale dell´epoca e smentita dallo scrittore, ma il pettegolezzo continuò comunque a girare come testimonia questa lettera di Gioberti:
"Il maritaggio della marchesana di Barolo con madamigella Pellico dee far ridere molti e dolere a chi stima ed ama l´autrice della "Francesca da Rimini". Io sarei inclinato a crederlo irregolare, atteso l´identità dei sessi, se non che, può essere che la marchesana, avvezza a portar le brache e a far le parti del maschio nel governo domestico, ne abbia eziandio le recondite prerogative" Vincenzo Gioberti, lettera a Giorgio Pallavicino (dall´edizione dell´epistolario di V. Gioberti, curata da Giovanni Gentile).

In un'altra lettera, Gioberti aveva inoltre scritto (probabilmente riferendosi al possibile matrimonio tra Silvio e Cristina, che era "discutibile" perché Cristina era alle seconde nozze, dopo aver ottenuto l'annullamento del suo matrimonio con il conte Archinto): 
Desidero che il matrimonio di Silvio Pellico non si avveri, perché Silvio è buono e non merita di diventar la favola dell’universale opinione.

L’affermazione di Vincenzo Gioberti si riferisce alle chiacchiere che circolavano a Torino sull’imminente matrimonio di Silvio Pellico. La lettera in cui è contenuta questa affermazione è stata pubblicata in “Vincenzo Gioberti e l'on. abate Giovanni Napoleone Monti da lettere inedite” (Roma, 1936).

Della Barolo è in corso la causa di beatificazione e quindi la sua vita è stata studiata con rigore e il matrimonio con Pellico non è confermato da nessun documento. Secondo il parere di aluni l´amore di Pellico, andando ad esclusione e contando anche su quello che l´autore scrive alla contessa Sofia O´Ferral (la vedova di Federico Confalonieri) in una lettera del dicembre 1846, era proprio Cristina.

Bibliografia ragionata

La lettera dell’agosto 1819 è tratta da s. pellico, “Lettere milanesi (1815-1821)”, a cura di m. scotti, Torino, Loescher - Chiantore, 1963.

Il componimento per il matrimonio delle due marchesine Trivulzio è il seguente: v. monti, “Il ritorno d’amore al cespuglio delle quattro rose per le nozze della signora D. Cristina Trivulzio col signor conte D. Giuseppe Archinto”, Milano, Tipografia Silvestri, 1819. Il testo è stato digitalizzato ed è possibile scaricarlo gratuitamente da google, nella sezione libri.

r. barbiera, “Passioni del risorgimento. Nuove pagine sulla Principessa di Belgioioso e il suo tempo con documenti inediti ed illustrazioni”, Milano, Treves, 1903.

La cantica “Le Chiese” (composta probabilmente, per i riferimenti che contiene, nel 1836) è tratta da s. pellico, “Poesie inedite”, Torino, Tipografia Chirio e Mina, 1837.

Le Lettere del 1836 e del 1843 indirizzate al conte Luigi Porro sono tratte da s. pellico, “Epistolario, raccolto e pubblicato a cura di g. stefani”, Firenze, Le Monnier, 1856.

La poesia di Erminia Fuà Fusinato è tratta dalla raccolta “Versi” (Milano, Carrara, 1879)

La mia ricostruzione è presente nei seguenti volumi:

Silvio Pellico, “Lettere d’amore”, Edizione critica a cura di Cristina Contilli, Postfazione di Mariateresa Biasion Martinelli In appendice: una lettera inedita di Ludovico di Breme a Carlotta Marchionni, edizione critica a cura di Silvio Corsini, Torino, Edizioni Carta e Penna, 2007.

C. Contilli, “Le passioni di Silvio Pellico: amicizia, amore e scrittura nella vita di un poeta dell’Ottocento”, Torino, Edizioni Carta e Penna, 2007.

C. Contilli, "Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita. La vita dentro e fuori dal carcere di Alexandre Andryane, Federico Confalonieri, Piero Maroncelli, Silvio Pellico", Morrisville, Lulu.com, 2007.




permalink | inviato da Cristina Contilli il 22/2/2008 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
CULTURA
22 febbraio 2008
Una breve presentazione...

Cristina Archinto Trivulzio è un personaggio poco conosciuto del Risorgimento, di cui io ho cominciato ad occuparmi, quando ho scoperto che era la "marchesina Trivulzio d'un cuore tutto schiettezza e soavi sentimenti", di cui parla Silvio Pellico in una lettera dell'estate del 1819.

Cristina Contilli





Villa Balbianello sul lago di Como, all'epoca di proprietà del conte Luigi Porro Lambertenghi, presso cui Silvio Pellico lavorava come segretario e precettore.
E' il luogo dove Silvio e Cristina si sono conosciuti ed innamorati.

Villa Balbianello

















Nelle lettere dell'estate del 1819 Silvio Pellico racconta di essere andato in barca da solo  con Cristina e quest'immagine dell'ingresso laterale di Villa Balbianello, raggiungibile solo in barca, si avvicina molto alla descrizione del Pellico.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ottocento storie d'amore

permalink | inviato da Cristina Contilli il 22/2/2008 alle 19:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 25587 volte